Medio Oriente. Pacifisti terroristi, Terrorismo di Stato o che altro?

Scarica PDF

 

di Paola Andrei
07 Giugno 2010

La sera di lunedì 31 maggio me ne stavo comodamente seduta su una poltrona a vedere i notiziari in televisione; sottolineo comodamente, in contrasto a quello che facevano altri davanti alle varie Prefetture italiane e alle varie Ambasciate israeliane, protestando nei confronti di quanto accaduto nella notte tra il 30 e il 31 maggio tra la Gaza Freedom Flotilla e la Marina Israeliana.

I vari TG italiani riportavano notizie di "imbarcazioni filo-palestinesi dirette a Gaza per portare aiuti umanitari, attaccate dalla marina israeliana", di "pacifisti armati che aggrediscono militari israeliani", di "militari israeliani feriti" si è parlato anche di "organizzazioni filo-hamas" e "amici degli jihadisti", o "ritrovamento e sequestro di oggetti quali coltelli, biglie di vetro e mazze", infine, è stato detto che sulle imbarcazioni "venivano trasportate armi". La mia reazione è stata di sbigottimento e perplessità, non nascondo che ero anche un po' intimorita, per di più non riuscivo nemmeno a capire che cosa fosse accaduto, erano un insieme di notizie buttate lì, senza essere inserite in alcun contesto e senza, almeno per me, un apparente filo logico che permettesse di far chiarezza sull'accaduto; come per gli oggetti che dicono essere stati sequestrati su una delle imbarcazioni, si è vista un immagine che rappresentava biglie, mazze e coltelli, e qualche kefiah nera, poggiati su una scrivania bianca dentro ad una stanza; immagini che di per sé non mi dicono niente, come tutte le singole frasi citate sopra, a meno che non si consideri il tutto come parte di un copione che serve in qualche modo a camuffare le "reali" intenzioni delle persone in gioco, i volontari della Flotilla da una parte e i militari israeliani dall'altra.

Per cui, proviamo a partire dall'inizio.

La Freedom Flotilla è un convoglio internazionale di 9 imbarcazioni, cargo e passeggeri, formata da un vasto numero di civili internazionali, se non erro circa 700, provenienti da varie parti del mondo, diretta a Gaza. Tutte queste persone, al di là delle differenze individuali che le caratterizzano, hanno un aspetto in comune che ha permesso loro di organizzarsi e di ri-trovarsi su quelle imbarcazioni, e cioè, il desiderio di portare solidarietà alla popolazione di Gaza, sottoposta a un assedio quotidiano e estenuante da parte di Israele che, come al solito, fa di tutta l'erba un fascio e che sembra non considerare le conseguenze che questo assedio ha sull'intera popolazione di Gaza. La Freedom Flotilla, che io, come altri, definisco come la più grande missione umanitaria degli ultimi tempi, si è mossa sulla base di un duplice obiettivo: rompere l'assedio imposto dal Governo Israeliano su Gaza, considerandolo ingiusto, e portare aiuti umanitari alla popolazione. Aiuti rappresentati da beni di prima necessità, come cibo, medicine, carrozzine per disabili, libri, quaderni e giocattoli per i bambini, cemento, mattoni e legno da costruzione, per ri-costruire case ed edifici bombardati dall'esercito israeliano durante l' "operazione piombo fuso" tra dicembre 2008 e gennaio 2009, generatori per corrente elettrica, desalinizzatori e potabilizzatori; c'erano anche un centinaio di case prefabbricate.

Tutte cose che dai nostri mezzi ufficiali d'informazione forse non sono state menzionate abbastanza, e hanno invece preferito ripeterci che su queste imbarcazioni "c'erano armi", o che comunque, a seconda dei punti di vista, "se ne ipotizzava la presenza". Alcuni ci hanno detto che "la vera missione del convoglio non era umanitaria", tra l'altro non specificando allora che cosa fosse secondo loro, ma che "aveva altri fini". Ci hanno detto che quanto compiuto dai militari "faceva parte di una semplice operazione di polizia, in cui è stato fatto di tutto per evitare lo scontro, ma che, sfortunatamente, i militari sono stati attaccati con violenza dalle persone a bordo, che hanno opposto resistenza utilizzando coltelli e tentando di strappare le armi ai militari". Sulla scia di questo, coloro che hanno riportato queste informazioni si sono chiesti che "pacifisti sarebbero quelli che usano mazze e prendono le armi dei soldati per puntarle contro di loro".

Io invece mi chiedo che tipo di ordini siano quelli a cui i militari della marina israeliana hanno obbedito, tali per cui si sia reso necessario abbordare un'imbarcazione carica di aiuti umanitari, con civili a bordo, su cui è issata bandiera bianca, a 75 miglia dalla costa israeliana, che per tale distanza dalla costa la si può, a tutti gli effetti, considerare in acque internazionali, in cui Israele non ha nessun tipo di giurisdizione, a meno che, non le venga data, ma ciò non mi risulta, o che non se la prenda con la forza, come invece sembra sia avvenuto. Mi chiedo che bisogno ci sia nell'abbordare un'imbarcazione, farlo con degli elicotteri, con a bordo dei militari armati, in tenuta d'assalto, o se lo si preferisce, in tenuta anti-sommossa, durante la notte. Tutt'ora non ho chiaro se farlo di notte sia stato un caso o una scelta, ma non è questo il punto.
Il punto è che se le vere intenzioni dei militari erano quelle di appurarsi della presenza o meno di armi, perchè non farlo nella legalità? Così come sembra aver fatto la Flotilla che, prima di iniziare la navigazione verso Gaza, è stata sottoposta e, altrettanto, si è lasciata sottoporre, agli stretti controlli che regolano le Leggi internazionale per la navigazione. Ora, immagino che quest'ultimo aspetto sia abbastanza irrilevante agli occhi di coloro che hanno dato ordini ai militari di fare quello che hanno fatto perchè, con tutta probabilità, coloro che hanno controllato le navi sono in qualche misura d'accordo con quelli che hanno trasportato di nascosto le armi su un'imbarcazione che si è finta pacifista ma che in realtà aveva tutt'altri scopi: armare hamas, magari arruolandosi anche nelle sue fila, perchè no? E tutti insieme partire alla volta di Israele per distruggerlo; d'accordo, forse sto solo esagerando, queste ultime sono solo mie supposizioni, nessuno ha parlato della possibilità di distruggere Israele, o di arruolarsi tra le fila di Hamas, ma solo di aiutarlo ad armarsi, il che, non ci porta però molto lontano dalle mie supposizioni.

Considerando poi plausibile e comprensibile la volontà di Israele di appurarsi della presenza di armi, mi chiedo perchè farlo proprio in questo modo. Perchè non fare una richiesta esplicita, magari organizzandosi con i partecipanti della missione umanitaria, o in un modo diverso che avrebbe anche permesso di evitare terrore, spargimento di sangue, e, mi piange il cuore dirlo, morte.
Tutti-quei-morti!
Qualcuno potrebbe rimanere basito da questa mia affermazione, in fondo si tratta solo di un nove, ma non sono nove kili di frutta, o nove giorni, o nove auto, ma sono nove morti, nove persone che hanno perso la vita; nove nomi, nove individui che mi auguro davvero non finiscano per diventare un semplice numero che si va a sommare a tutte le altre morti avvenute in episodi simili a questo, ed evito volutamente di elencarli in questo contesto. Ogni volta che ascolto un telegiornale o leggo una notizia sui fatti avvenuti tra la Freedom Flotilla e la Marina Israeliana una parte di me si chiede chi fossero queste persone uccise, cosa facevano nella vita, perchè erano proprio lì dove sono morti, che cosa ci facevano lì, chi sono le persone che hanno lasciato.
Mi chiedo perchè il Governo Israeliano, anche se mosso da una minaccia profonda e da motivi di sicurezza, non possa pur prendere in considerazione le possibili conseguenze del modo di agire dei suoi soldati, i quali, per alcuni, "hanno fatto bene a sparare"; mi chiedo allora se per loro, osservando la situazione da una posizione diversa, avrebbero altrettanto fatto bene le persone a bordo a opporre una violenta resistenza? Forse no, ma io non colgo la differenza. E forse, analizzare chi ha fatto bene e chi male, chi ha iniziato e chi l'ha seguito, chi è terrorista e chi no, chi attacca e chi si auto-difende, ci fa allontanare dalla questione in gioco, e cioè, che gli aiuti umanitari per la popolazione di Gaza ancora non sono arrivati a destinazione, perchè? Posso anche capire che Israele si opponga all'ingresso di armi a Gaza, ma cosa c'entrano gli aiuti umanitari? Al solito, tutta l'erba un fascio.
E poi perchè le persone non possono entrare a Gaza? Non si va a Gaza solo per armare Hamas, a Gaza non c'è solo Hamas! C'è un popolo, quello Palestinese che vive a Gaza. Si può andare a Gaza anche per un motivo diverso da quello di armare Hamas, si può andare a Gaza per portare solidarietà a tutte quelle persone che vivono lì, o perchè ci sono nate, o perchè, per motivi ben precisi, ci si sono ri-trovate; a tutte quelle persone che sono relegate a Gaza, senza avere la possibilità di poter incontrare i loro parenti, i loro amici e le persone che amano, che si trovano o che vivono nei Territori Palestinesi Occupati da Israele; a tutte quelle persone che non possono uscire da Gaza, a quelle che volendo, potrebbero anche farlo, ma senza poi avere la certezza di potervi fare rientro; a tutte quelle persone assediate.
Si potrebbe andare a Gaza anche perchè si ha il desiderio di conoscere gli abitanti di Gaza, in Palestina, affinchè ci raccontino la loro storia, la loro vita, le loro sensazioni, le loro idee, le loro speranze e i loro progetti futuri; che c'è che non va in questo? Perchè è così difficile poterlo fare, se non mettendo a rischio la propria vita, così come i membri della Flotilla, alcuni dei quali, come dicevo, sono rimasti uccisi; perchè Israele, in certe sue azioni, sembra che faccia in modo che tutto questo non accada? Me lo chiedo continuamente, così come mi chiedo che bisogno abbia Israele di rendere prigionieri i Palestinesi di Gaza, negando loro la possibilità di entrare e di uscire da Gaza. Infine mi chiedo che bisogno ci sia nel porre sotto assedio un'intera popolazione; l'assedio posto da Israele nei confronti della popolazione di Gaza rappresenta l'unico aspetto a cui le persone a bordo della Flotilla si oppongono violentemente, e violentemente rivendicano la necessità di aiuti umanitari a Gaza, e se non ci pensa nessuno ci pensano loro.

Ammesso poi che le persone a bordo abbiano opposto resistenza e che davvero lo abbiano fatto in un modo violento, come dicono alcuni TG, e ammesso anche che nell'opporre resistenza abbiano utilizzato dei bastoni contro i soldati così come sembrerebbe dai filmati che passano in rete, devo dire che sarei rammaricata, ma riterrei comunque importante provare a capire chi sono queste persone e in base a che cosa hanno fatto quello che hanno fatto; in questo senso immagino che aprire un'indagine ci permetterebbe di rispondere a molti quesiti, per questo mi chiedo quali siano invece i motivi che spingono Israele a non voler aprire nessuna indagine su quanto accaduto; tra l'altro girano voci che nel porto israeliano di Ashkelon fossero stati allestiti grossi centri per interrogatori, e forse un'indagine potrebbe permettere anche di considerare questa voce o come un'informazione corretta o, al contrario, non veritiera. Se dall'indagine ne risultasse un'informazione non veritiera, mi chiederei quali siano i motivi che hanno spinto certe persone a mettere in giro simili voci; nel caso in cui risultasse corretta mi chiederei invece quali siano i motivi di Israele che stanno alla base di una tale decisione: allestire centri per interrogatori. L'elevato numero di arresti avvenuti per mano dei militari della Marina Israeliana non mi permette di fare chiarezza rispetto al mio dubbio, ma fa sì che mi chieda in quali luoghi fisici queste persone siano state interrogate, in postazioni fisse adibite a questo tipo di operazione o, davvero, in postazioni allestite? E mi chiederei anche perchè allestirle anticipatamente.
Sono sempre più convinta che un'indagine avrebbe il suo senso; anche perchè, se è vero che un'altra imbarcazione, la "Rachel Corrier", sempre diretta a Gaza sia riuscita ad arrivare nel porto israeliano senza intoppi e senza il ripetersi della stessa esperienza, ritengo che sia importante fare in modo che le due esperienze siano considerate entrambe, e non solo quella che potrebbe avere un "lieto" fine. Mi fa piacere sapere che parte degli aiuti rivolti alla popolazione di Gaza potrebbero arrivare a destinazione, mi fa piacere sapere che non ci sono state violenze, spargimenti di sangue e morti, ma non mi fa per niente piacere pensare che le nove persone uccise siano liquidate così, come qualcosa che è capitato e che potrebbe passare in secondo piano rispetto alla "Rachel Corrier". Se Israele, intendendo il suo Governo, non ha nulla da temere perchè non aprire un'indagine per permettere di fare chiarezza su quanto accaduto e metterebbe a tacere tutti gli animi?

Infine, devo proprio ammetterlo, ma faccio fatica a prendere sul serio certe considerazioni, come quelle di coloro che sostengono che la Flotilla "è stata una provocazione politica", per queste persone rompere un assedio non è altro che una provocazione politica, nemmeno li sfiora la possibilità che rompere un assedio possa avere a che fare con quei valori, ahimè lontani a certi Israeliani, che hanno a che fare con un senso di giustizia; nemmeno li sfiora il fatto che rompere un assedio possa almeno rendere un minimo di dignità agli assediati, ma forse, invece, li sfiora anche troppo. E il punto potrebbe essere qui.
Certo è, che la Flotilla avrebbe anche potuto non essere stata organizzata, evitando la morte di quelle nove persone, ma se questo era l'unico modo per fare arrivare gli aiuti a Gaza, poichè nessun altro se ne occupa, allora forse era davvero una provocazione, ma non la definirei tale su un piano politico, quanto piuttosto su un piano umano e umanitario.
Fortunatamente, non tutti, al mondo, se ne stanno comodamente seduti su una poltrona a sentire le notizie!



Pubblicazioni
   
  Libri
  Articoli
    » Freedom Flotilla
    » Medio Oriente
    » Gaza
    » Darfur
    » Dalai Lama
    » Immagini Gaza
  Recensioni
  Giornale
  Fogliazza X Sispa