Medio Oriente. Pacifisti terroristi, Terrorismo di Stato o che altro? |
di Paola Andrei La sera di lunedì 31 maggio me ne stavo comodamente seduta su una poltrona a vedere i notiziari in televisione; sottolineo comodamente, in contrasto a quello che facevano altri davanti alle varie Prefetture italiane e alle varie Ambasciate israeliane, protestando nei confronti di quanto accaduto nella notte tra il 30 e il 31 maggio tra la Gaza Freedom Flotilla e la Marina Israeliana. I vari TG italiani riportavano notizie di "imbarcazioni filo-palestinesi dirette a Gaza per portare aiuti umanitari, attaccate dalla marina israeliana", di "pacifisti armati che aggrediscono militari israeliani", di "militari israeliani feriti" si è parlato anche di "organizzazioni filo-hamas" e "amici degli jihadisti", o "ritrovamento e sequestro di oggetti quali coltelli, biglie di vetro e mazze", infine, è stato detto che sulle imbarcazioni "venivano trasportate armi". La mia reazione è stata di sbigottimento e perplessità, non nascondo che ero anche un po' intimorita, per di più non riuscivo nemmeno a capire che cosa fosse accaduto, erano un insieme di notizie buttate lì, senza essere inserite in alcun contesto e senza, almeno per me, un apparente filo logico che permettesse di far chiarezza sull'accaduto; come per gli oggetti che dicono essere stati sequestrati su una delle imbarcazioni, si è vista un immagine che rappresentava biglie, mazze e coltelli, e qualche kefiah nera, poggiati su una scrivania bianca dentro ad una stanza; immagini che di per sé non mi dicono niente, come tutte le singole frasi citate sopra, a meno che non si consideri il tutto come parte di un copione che serve in qualche modo a camuffare le "reali" intenzioni delle persone in gioco, i volontari della Flotilla da una parte e i militari israeliani dall'altra. Per cui, proviamo a partire dall'inizio. La Freedom Flotilla è un convoglio internazionale di 9 imbarcazioni, cargo e passeggeri, formata da un vasto numero di civili internazionali, se non erro circa 700, provenienti da varie parti del mondo, diretta a Gaza. Tutte queste persone, al di là delle differenze individuali che le caratterizzano, hanno un aspetto in comune che ha permesso loro di organizzarsi e di ri-trovarsi su quelle imbarcazioni, e cioè, il desiderio di portare solidarietà alla popolazione di Gaza, sottoposta a un assedio quotidiano e estenuante da parte di Israele che, come al solito, fa di tutta l'erba un fascio e che sembra non considerare le conseguenze che questo assedio ha sull'intera popolazione di Gaza. La Freedom Flotilla, che io, come altri, definisco come la più grande missione umanitaria degli ultimi tempi, si è mossa sulla base di un duplice obiettivo: rompere l'assedio imposto dal Governo Israeliano su Gaza, considerandolo ingiusto, e portare aiuti umanitari alla popolazione. Aiuti rappresentati da beni di prima necessità, come cibo, medicine, carrozzine per disabili, libri, quaderni e giocattoli per i bambini, cemento, mattoni e legno da costruzione, per ri-costruire case ed edifici bombardati dall'esercito israeliano durante l' "operazione piombo fuso" tra dicembre 2008 e gennaio 2009, generatori per corrente elettrica, desalinizzatori e potabilizzatori; c'erano anche un centinaio di case prefabbricate. Tutte cose che dai nostri mezzi ufficiali d'informazione forse non sono state menzionate abbastanza, e hanno invece preferito ripeterci che su queste imbarcazioni "c'erano armi", o che comunque, a seconda dei punti di vista, "se ne ipotizzava la presenza". Alcuni ci hanno detto che "la vera missione del convoglio non era umanitaria", tra l'altro non specificando allora che cosa fosse secondo loro, ma che "aveva altri fini". Ci hanno detto che quanto compiuto dai militari "faceva parte di una semplice operazione di polizia, in cui è stato fatto di tutto per evitare lo scontro, ma che, sfortunatamente, i militari sono stati attaccati con violenza dalle persone a bordo, che hanno opposto resistenza utilizzando coltelli e tentando di strappare le armi ai militari". Sulla scia di questo, coloro che hanno riportato queste informazioni si sono chiesti che "pacifisti sarebbero quelli che usano mazze e prendono le armi dei soldati per puntarle contro di loro". Io invece mi chiedo che tipo di ordini siano quelli a cui i militari della marina israeliana hanno obbedito, tali per cui si sia reso necessario abbordare un'imbarcazione carica di aiuti umanitari, con civili a bordo, su cui è issata bandiera bianca, a 75 miglia dalla costa israeliana, che per tale distanza dalla costa la si può, a tutti gli effetti, considerare in acque internazionali, in cui Israele non ha nessun tipo di giurisdizione, a meno che, non le venga data, ma ciò non mi risulta, o che non se la prenda con la forza, come invece sembra sia avvenuto. Mi chiedo che bisogno ci sia nell'abbordare un'imbarcazione, farlo con degli elicotteri, con a bordo dei militari armati, in tenuta d'assalto, o se lo si preferisce, in tenuta anti-sommossa, durante la notte. Tutt'ora non ho chiaro se farlo di notte sia stato un caso o una scelta, ma non è questo il punto. Considerando poi plausibile e comprensibile la volontà di Israele di appurarsi della presenza di armi, mi chiedo perchè farlo proprio in questo modo. Perchè non fare una richiesta esplicita, magari organizzandosi con i partecipanti della missione umanitaria, o in un modo diverso che avrebbe anche permesso di evitare terrore, spargimento di sangue, e, mi piange il cuore dirlo, morte. Ammesso poi che le persone a bordo abbiano opposto resistenza e che davvero lo abbiano fatto in un modo violento, come dicono alcuni TG, e ammesso anche che nell'opporre resistenza abbiano utilizzato dei bastoni contro i soldati così come sembrerebbe dai filmati che passano in rete, devo dire che sarei rammaricata, ma riterrei comunque importante provare a capire chi sono queste persone e in base a che cosa hanno fatto quello che hanno fatto; in questo senso immagino che aprire un'indagine ci permetterebbe di rispondere a molti quesiti, per questo mi chiedo quali siano invece i motivi che spingono Israele a non voler aprire nessuna indagine su quanto accaduto; tra l'altro girano voci che nel porto israeliano di Ashkelon fossero stati allestiti grossi centri per interrogatori, e forse un'indagine potrebbe permettere anche di considerare questa voce o come un'informazione corretta o, al contrario, non veritiera. Se dall'indagine ne risultasse un'informazione non veritiera, mi chiederei quali siano i motivi che hanno spinto certe persone a mettere in giro simili voci; nel caso in cui risultasse corretta mi chiederei invece quali siano i motivi di Israele che stanno alla base di una tale decisione: allestire centri per interrogatori. L'elevato numero di arresti avvenuti per mano dei militari della Marina Israeliana non mi permette di fare chiarezza rispetto al mio dubbio, ma fa sì che mi chieda in quali luoghi fisici queste persone siano state interrogate, in postazioni fisse adibite a questo tipo di operazione o, davvero, in postazioni allestite? E mi chiederei anche perchè allestirle anticipatamente. Infine, devo proprio ammetterlo, ma faccio fatica a prendere sul serio certe considerazioni, come quelle di coloro che sostengono che la Flotilla "è stata una provocazione politica", per queste persone rompere un assedio non è altro che una provocazione politica, nemmeno li sfiora la possibilità che rompere un assedio possa avere a che fare con quei valori, ahimè lontani a certi Israeliani, che hanno a che fare con un senso di giustizia; nemmeno li sfiora il fatto che rompere un assedio possa almeno rendere un minimo di dignità agli assediati, ma forse, invece, li sfiora anche troppo. E il punto potrebbe essere qui. |