LIBRI
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Purificare e distruggere.
Usi politici dei massacri e dei genocidi
Jacques Sémelin
Torino 2007
Ed. Einaudi
€ 22 |
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Risultato di più di vent'anni di ricerche e analisi sul tema della violenza, delle sue espressioni estreme, dei suoi usi politici e degli esiti che hanno scandito la storia del XX secolo, questo libro si propone di reperire una logica, per quanto atroce e terribile, nell'inferno dei genocidi. Il che è possibile solo attraverso una minuziosa ricostruzione dei tragitti politici, delle poste in gioco, delle tattiche e strategie per mezzo delle quali la violenza ha potuto trapassare - superando interdetti ancestrali relativi alla stessa concezione dell'umanità - in pratica genocidiaria e purificazione etnica. La violenza in questione è quella estrema, apparentemente più ingiustificabile e terrificante, che Sémelin invita a guardare senza subirne gli effetti sideranti o addirittura l'atroce fascinazione, e che diventa comprensibile non appena venga inscritta nelle condizioni, nei meccanismi e nei processi che conducono alla messa a morte di massa. Il libro prende in considerazione in particolare le tragedie della Shoah, dell'ex Iugoslavia e del Ruanda, alla ricerca degli «operatori» logico-storici che hanno funzionato nel progetto di distruzione del popolo ebraico, nel programma di pulizia etnica attuato in Bosnia e nel genocidio ruandese, mettendo a confronto ricerche, resoconti e testimonianze, e intrecciando al lavoro di carattere storico l'analisi psicologica, sociologica, antropologica, politologica. In un momento storico in qui l'opinione pubblica ha raggiunto una nuova, inquietante soglia di assuefazione alle tragedie (massacri, guerre etniche, pretesi scontri di «civiltà», o di religione, con i loro seguiti di dolore e morte), questo libro costituisce un indispensabile strumento di conoscenza, e insieme l'invocazione di un'esigenza etica di vigilanza, di comprensione, di azione.
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Per una psicologia della pace. Nuove prospettive psicologiche per approcci integrati interdisciplinari
Antonelle Sapio, a cura di
Milano 2004
Ed. Franco Angeli
€ 43 |
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La psicologia della pace risulta materia disciplinare di recente istituzione nei curricola accademici statunitensi e ancora poco conosciuta in Europa.
La nascita ufficiale si può far risalire alla costituzione nel 1990 negli Usa della Peace Psicology come 48 Division of America Psicology Association ; attualmente la Peace Psicology è organizzata in diversi gruppi di lavoro e studio, attivi nel campo della ricerca scientifica e della formazione; presente in diverse università degli Stati Uniti come materia di studio ben delineata, risulta tuttavia ancora di discussa attribuzione il campo epistemologico, per lo più comunque riferito agli orientamenti della psicologia sociale.
Per una psicologia della pace muove in parte dalla traduzione del testo statunitense di Christie, Peace, Conflict and Violence: Peace Psicology for the 21 st Centur , che rappresenta la prima pubblicazione organica sulla disciplina a livello internazionale e si configura come il primo testo in Europa sull'argomento. Prende le mosse dal testo statunitense per integrarlo poi con i contributi - appartenenti ad autori di chiara fama - delle teorie psicologiche più significative sul tema della pace, definita nella sua dimensione individuale, sociale e collettiva.
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La tortura oggi nel mondo
Linda Bimbi e Gianni Rognoni
Roma 2006
Ed. Edup
€ 15 |
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Il ritorno della tortura nella crisi del Diritto internazionale, la memoria delle torture in America latina e in Africa, il confronto tra l'area mediterranea e quella atlantica riassumono il prezioso contenuto del libro. Il volume raccoglie la maggior parte dei testi delle tre sessioni dell'omonimo seminario internazionale organizzato dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso- Sezione Internazionale a Roma, Napoli e Firenze. Il seminario e il libro sono nati dalla necessità di riprendere la lotta che Lelio Basso ha condotto contro uno dei più brutali comportamenti umani: la tortura. "Condannata da tutti ma ancora praticata", Lelio Basso sottolineava come la tortura fosse stata in passato strumento per la ricerca della verità nei procedimenti giudiziari e di recente anche strumento di governo per terrorizzare gli oppositori.
Linda Bimbi, segretaria della Fondazione Basso-sezione internazionale, parlando dell'oblio per apatia, ha sostenuto che non è la paura a spingere al silenzio ma l'indolenza o ancor peggio l'impassibilità di denunciare i maltrattamenti, spronandoci a denunciare e a non tacere perché ognuno di noi un giorno potrebbe esser chiamato a rispondere alla domanda: ''sapevi o non sapevi?''.
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Il secolo dei genocidi
Bernard Bruneteau
Bologna 2005
Ed. Il Mulino
€ 22 |
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Al Novecento guardiamo come al «secolo dei genocidi» per eccellenza. Se è vero che stermini di massa ricorrono lungo tutta la storia dell’umanità, è solo in questo secolo che la particolare miscela di razionalità totalitaria, nazionalismo e modernità genera la «specialità» del genocidio. Coniato da un giurista americano nel ’44 in riferimento alla barbarie nazista, il termine designa un tipo di crimine di massa in cui un gruppo viene intenzionalmente distrutto in nome di criteri di nazionalità, etnia, razza o religione. Dopo aver precisato questa categoria analitica, Bruneteau spiega le origini ottocentesche, ideologiche e storiche, del comportamento genocidario, che affondano nelle guerre di conquista coloniale e nella diffusione di un malinteso darwinismo sociale. Ad esaltare questi atteggiamenti contribuirà la pedagogia della violenza estrema che contraddistingue la prima guerra mondiale. Alla luce di tali premesse sono passati in rassegna i grandi genocidi del XX secolo: quello degli armeni «estirpati» dall’impero ottomano, le «liquidazioni» sovietiche (dai kulak alle deportazioni etniche), lo sterminio degli ebrei a opera dei nazisti, i massacri perpetrati in Cambogia dai khmer rossi di Pol Pot, infine le due stragi del dopo guerra fredda: la pulizia etnica in Bosnia e il genocidio in Ruanda.
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