11 Aprile 2007
Presentato nel corso di una conferenza stampa al Cairo, il rapporto “Sistematiche violazioni in nome della sicurezza nazionale” fa seguito all’allarme lanciato da Amnesty International un mese fa, sul rischio che le attuali riforme costituzionali e l’annunciata legge antiterrorismo potessero costituire un’ulteriore minaccia per i diritti umani.
Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International ha dichiarato che migliaia di egiziani sono finiti in prigione in nome della sicurezza; alcuni di essi sono detenuti da anni senza accusa né processo, spesso nonostante i tribunali ne abbiano ordinato il rilascio; altri ancora sono stati condannati al termine di processi palesemente iniqui.
Il rapporto di Amnesty International denuncia arresti arbitrari, detenzioni prolungate senza accusa né processo, torture e altri maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza, specialmente dei servizi per le indagini sulla sicurezza dello Stato (Ssi), cui lo stato d’emergenza, in vigore quasi ininterrottamente da quasi 40 anni, conferisce ampi poteri. Il rapporto condanna anche il ricorso ai tribunali speciali militari e di emergenza per processare civili accusati di reati contro la sicurezza e descrive come inique le loro procedure, che hanno anche determinato la messa a morte di alcuni imputati.
Il rapporto elenca sei raccomandazioni fondamentali che il governo dovrebbe attuare per spezzare il ciclo di violazioni dei diritti umani, tra cui porre fine alle detenzioni segrete e indagare tempestivamente e adeguatamente su tutte le denunce di tortura.
È essenziale, sottolinea Amnesty International, che il governo egiziano, nel momento in cui si appresta a varare nuove norme antiterrorismo, autorizzi le visite degli esperti Onu in tema di tortura e di contrasto al terrorismo. Queste visite costituirebbero una chiara indicazione della volontà dell’Egitto di rispettare i suoi obblighi internazionali.
Fonte: www.amnesty.it
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